Lebrecht Danilo – Lorenzo Montano

Verona 1893 – Glion 1958, è stato uno scrittore e poeta italiano.

Nacque a Verona il 19 aprile 1893 da Carlo, facoltoso industriale, appartenente a una famiglia israelita di origine polacca. Compiuti gli studi classici al liceo Scipione Maffei di Verona, si iscrisse dapprima alla facoltà di lettere dell’Università di Roma e in seguito alla facoltà di giurisprudenza a Padova, ma senza laurearsi. Inseritosi nell’attività imprenditoriale di famiglia, continuò però a coltivare gli studi letterari, cui si era dedicato con passione sin dall’adolescenza.

Il bagaglio culturale di Lebrecht, formatosi su un’attenta lettura dei classici, si ampliò in seguito con l’apprendimento delle lingue straniere. La propensione per le istanze dell’avanguardia è percepibile nella prima raccolta di versi, Discordanze (Firenze 1915), nella quale spicca per intensità Gilnara, una lirica dai toni cupi molto apprezzata da Campana.

La scelta stessa del titolo testimonia la ricerca di uno stile dissonante, in linea con il programmatico rifiuto del classicismo propugnato dalla rivista fiorentina Lacerba, portatrice di tendenze antiretoriche e provocatorie vicine al futurismo, di cui il L. divenne collaboratore pubblicandovi alcune liriche, apparse tra il febbraio e il maggio 1915. In tali composizioni la ricerca del verso libero, svincolato da costrizioni metriche, e il gusto per il calembour sono evidenti.

Alla fine della prima guerra mondiale Lebrecht, che già durante il conflitto era stato destinato per motivi di salute a Roma, conobbe nella capitale artisti e intellettuali, legandosi in particolare d’amicizia con E. Cecchi – con cui condivideva l’amore per la letteratura inglese – e con V. Cardarelli, i quali, nell’aprile 1919, lo chiamarono a far parte del comitato di redazione della nuova rivista mensile La Ronda.

Per due anni vi tenne una rubrica fissa, “Commento alla cronaca”, una sorta di osservatorio sulla società che rappresentava in certo modo l’occhio critico della rivista sulla realtà contemporanea.

Dedicatosi costantemente alla saggistica, con articoli e recensioni di arte e letteratura apparsi in riviste e quotidiani, il L. compilò una sorta di antologia personale in cui raccolse quello che riteneva fosse il meglio della sua produzione letteraria e giornalistica, che quindi pubblicò in una sezione, intitolata Scelta di pareri, di Carte nel vento. Scritti dispersi (Firenze 1956).

Grande conoscitore e collezionista di opere d’arte, si interessò vivamente alla pittura moderna e contemporanea, scrivendo su A. Spadini, G. Morandi, A. Savinio, P. Picasso e H. Matisse. In qualità di critico letterario invece Lebrecht si dedicò soprattutto al Seicento e al Settecento italiano, e in particolare studiò L. Magalotti, lasciandoci con Le più belle pagine di Lorenzo Magalotti scelte da Lorenzo Montano (Milano 1924) una monografia di grande rigore filologico, in cui risulta evidente la sua inclinazione per la personalità del raffinato e poliedrico erudito seicentesco. Il L. seppe comunque apprezzare anche i grandi autori del XIX e XX secolo, dimostrandosi aperto alla comprensione della letteratura europea contemporanea; gli interventi su George Eliot, S. Mallarmé, F. Kafka, Ungaretti, T.S. Eliot, T. Mann testimoniano l’ampiezza dei suoi orizzonti culturali, integrata inoltre dalle curatissime traduzioni di classici stranieri, tra le quali ricordiamo La ninfea bianca, di Mallarmé (in La Ronda, gennaio 1920); Candido, ovvero dell’ottimismo, di Voltaire (Milano 1924); Sentimento del tempo, di Mann (in Il Convegno, maggio 1929); Tutto il mondo è paese, di A. Huxley (Milano 1935); La petizione respinta e La coscrizione, di Kafka (in Letteratura, II [1938], 1, pp. 108-115); Due frammenti da T.S. Eliot (in Il Mese, febbraio 1945); Pandora di J.W. Goethe (Firenze 1945).

Nel 1938 collaborava con il periodico Letteratura, diretto da A. Bonsanti, il quale, sulla linea che era stata della Ronda e poi di Solaria, cercava di procedere lungo la strada dell'”autonomia della repubblica delle lettere”; ma per Lebrecht, di famiglia israelita, dopo la promulgazione delle leggi razziali non era più possibile restare in Italia. Insieme con la moglie inglese, M. Ellis, si rifugiò temporaneamente nell’isola di Man.

Tale periodo venne rievocato dal L. in Atlantis, terra sotto il mare. Il problema dell’Italia (a cura di G.M. Cambie, Verona 2002), una sorta di favola swiftiana, in cui si narra la scomparsa di Atlantide e la fuga dalla catastrofe di due coniugi che trovano scampo su una piccola imbarcazione. La drammaticità degli avvenimenti viene ancora una volta, secondo la propensione del L., stemperata con il ricorso a una dimensione mitologica e lirica.

Successivamente si trasferì a Londra, dove fu chiamato a dirigere la sede locale della Mondadori. Nella capitale britannica egli visse in prima persona la condizione della città assediata dai continui bombardamenti tedeschi.

Frutto della terribile esperienza fu L’assedio di Londra, una composizione letta dallo stesso Lebrecht presso la società Dante Alighieri di Losanna nell’aprile 1954, in cui l’abituale raffinatezza formale sottolinea piuttosto che nascondere la drammatica esperienza di tutto un popolo.

Dall’ottobre 1943 al dicembre 1945 fu direttore de Il Mese, un periodico promosso dalle autorità inglesi in vista dell’imminente liberazione dei territori italiani, al fine di riattivare lo scambio culturale fra i due Paesi, interrottosi per lunghi anni. Per iniziativa di Lebrecht vennero così tradotti e pubblicati nella rivista testi di autori italiani contemporanei, sconosciuti in Inghilterra e articoli divulgativi sulla realtà culturale e sociale italiana. Rientrato in Italia, tra il 1954 e il 1956 collaborò con vari quotidiani, tra cui il Corriere della sera e il Corriere d’informazione, con articoli ed elzeviri poi raccolti nel volume A passo d’uomo (Milano 1957), che gli valse il premio Bagutta nel gennaio del 1958.

Il libro, una miscellanea di elzeviri, appunti di viaggio e saggi di diversa caratura, è godibile per il suo carattere di diario personale, nel quale con grande umanità riesce a intrattenere il lettore su ricordi, esperienze e incontri che riassumono quaranta anni di vita.

Negli ultimi anni della sua esistenza il visse a Mentone e poi in Svizzera, dove si spense improvvisamente a Montreux, il 27 agosto 1958.

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