L’Aeropoesia

L’Aeropoesia

L’Aeropoesia – Manifesto futurista ai poeti e agli aviatori, 2 ottobre 1932                                                                      

              I caratteri della aviazione cioè: lo slancio ascensionale, la religione della velocità la sospensione senza contatto la indispensabile salute del motore, i pericoli e le sensibilità filari, la fusione dell’uomo coll’apparecchio e la girante sferica prospettiva che nulla ha dì comune colla linea d’orizzonte della vecchia poesia terrestre, impongono all’Aeropoesia mezzi e principi assolutamente nuovi.

              Tutti ì metri chiusi aboliti trenta anni fa dalla grande Inchiesta mondiale sul Verso Libero lanciata dalla Rivista Internazionale Poesia) sono, per il loro carattere inamovibile inchiavardato marmoreo e lapidario, altrettanto assurdi e grotteschi nella Aeropoesia, quanto le aquile e gli altri volatili simbolici sono assurdi e grotteschi nella Aeropittura.

              I versi liberi, gli scartati dalle riassuntive e sintetizzanti velocità ferroviarie e automobilistiche, appaiono poco adatti ad esprimere la sensibilità aerea e ¡ suoi multiformi agilissimi stati d’animo.

              I versi liberi, sempre più o meno limitati e oppressi dalla sintassi e dalla logica, sempre tagliati arbitrariamente dal pensiero e dai respiro del declamatore implicano o il movimento serpeggiante stretto o largo di un fiume schiavo di rive boschi e letti ghiaiosi; o il movimento oscillatorio avanti e indietro dell’altalena; o il movimento oscillatorio avanmente oscillante dell’alga nel mare; o i reiterati colpi di martello dell’oratore.

              I versi liberi quindi tentano affannosamente il volo ma non riescono mai a volare. In cielo, invece, senza contatto alcuno ni paura d’ostruzionismo, la Aeropoesia, vincendo finalmente tutte le leggi di gravità letteraria, deve esprimersi con Parole in libertà. Siano però queste, nella loro alata leggerezza essenziale, guidate da alcune idee determinanti che noi, paroliberi futuristi, per i primi abbiamo estratte dalla vita degli aeroporti e dal volo.

              Nelle parole in libertà di un’aeropoesia si deve:

  1. Distruggere la frase scettica dì certi aviatori che dicono: « ci ai annoia in cielo ». Ciò avviene ai volatori non dotati di qualità artistiche e perciò incapaci di vedere creativamente. Come alla sensibilità totale e agli occhi del combattente il pericolo di essere colpito dalle batterie delle quote nemiche altera il colore la forma e le proporzioni delle quote stesse dando loro un minaccioso rilievo inesistente, cosi lo stato di sospensione nell’aria e di possibile caduta altera il colore la forma o le proporzioni del paesaggio aereo. Una bella aeropoesia sarà quella che meriterà questi nuovi aggettivi elogiosi : bene staccata, sospesa, leggera, celeste, zenitale. Una brutta aeropoesia sarà quella accusata di essere: massiccia, pesante, pie-trosa, incollata, terrestre. Nasce così la nomenclatura critica della Aeropoesia.
  2. Dare di minuto in minuto una sintesi del mondo e, come la radio di carlinga, un centro di rete acustica mondiale. Le Parole in libertà saranno stelle veloci colle loro volanti piramidali o poliedriche architetture di raggi-sguardi-pensieri.
  3. Visitare e conoscere intimamente il popolo svariatissimo e complicatissimo delle nuvole, delle nebbie delle trasparenze, degli spessori e dei vuoti d’atmosfere.
  4. Distruggere il tempo mediante blocchi di parole fuse (Esempio: battagliafiumepontebosco).
  5. Trasformare la carlinga dell’Aeropoeta nella cosciente nocella di uno smisurato compasso a molte gambe sensibili per misurare e tracciare cerchi triangolo diametri ipotenuse.
  6. Non usare le immagini terrestri. Legare invece tutte le sensazioni visive uditive e tattili alle figure geometriche (Esempio: Un dolore ovoidale uno slancio triangolare, una nuvola poliedrica, ecc.).
  7. Dare il senso semplificatore conclusivo e sbrigativo che la linea retta e il sorvolare contengono, senso opposto a quello lento meticoloso paziente sconclusionato dell’automobile sulle strade ad S e a quello asmatico burocratico delle ferrovie treni tunnel e notazioni.
  8. Dare il senso del « tutto dipende da me. tutto porto con me, nessuno mi comanda ».
  9. Nel trasfigurare e nell’intensificare liricamente ogni sensazione stare bene attenti a ciò che sussurrano e suggeriscono le parti e particelle dell’apparecchio : voci profonde dei diversi legni compensati temperature tensioni e colori dei metalli delle vernici delle tele, ecc.
  10. Usare la nomenclatura delle arti plastiche e specialmente quella della musica, dato che la musica è per eccellenza cosmica e fuori tempo spazio.
  11. Escludere nella immaginificazione e nella metaforizzazione i classici sentimenti umani e la classica armonia dell’anatomia umana.
  12. Evitare, mediante una elastica ma solida leggerezza di alluminio, la enfatica e gonfia retorica aviatoria che adorna i poeti passatisti sedentari che hanno il brillo della paura sul naso all’insù.
  13. Dare all’aritmetica un valore lirico drammatico colorante.
  14. Esprimere la sensibilità naticale e schienale dei volatori (tattilismo), sensibilità che sostituisce quella facciale (visiva uditiva).
  15. Dare l’ossessione della continuità rotativa dell’elica e la doppia pulsazione del motore e del cuore mediante brevi rumorismi essenziali.
  16. Isolare a quando a quando aggettivi sostantivi verbi e blocchi di parole per sintetizzare il vagabondare e la psicologia nomade delle nuvole delle nebbie delle ombre e delle cime di montagne.
  17. — Usare il verbo allo infinito e la ripetizione di’ parole per esprimere la febbre del record che anima la vita aerea.
  18. Mediante una alogica miscela dei varii tempi dei verbi esprimere la varietà delle posizioni dell’apparecchio e il possesso assoluto dell’aria.
  19. Ringiovanire ogni sensazione di quella tipica verginità, provvisoria artificiale, « appena caduta dal Cielo » che caratterizza gli alberi e le case visti in volo.
  20. Se l’aeropoeta canta i 3.000 metri dare la sua illusione di essere fermo nell’aria. Se l’aeropoeta canta i 300 metri inscatolare invece le immagini l’una nell’altra dando così la successione di panorami che si partoriscono l’un l’altro allo infinito.
  21. Far vibrare incessantemente la possibilità di un capriccio anarchico e micidiale dei materiali che compongono l’apparecchio, delle temperature e dei venti.
  22. Moltiplicare dovunque la magia teatrale della sorpresa.

              Occorrevano degli aeropoeti e soltanto degli aeropoeti per verbalizzare e glorificare il trionfo attuale della aviazione considerato come orgoglio umano immensificato da tutto le velocità.

              Le aeropoesie trovano nella Radio il loro veicolo naturale. Se invece vengono fissate sulla carta, subito questa si muta in una volante e bene aerata pagina di cielo con purissime sintesi sospese e viaggianti a guisa di nuvole.

                                                                                                                                           
F.T.Marinetti, L’Aeropoesia – Manifesto futurista ai poeti e agli aviatori, Futurismo, a. I., n.4, Roma, 2 ottobre 1932