Sepo – Pozzati Severo

Comacchio 1895 – Bologna 1983, è stato un pubblicitario, pittore e scultore italiano.

Severo Pozzati nasce a Comacchio nel 1895. Due anni più tardi la famiglia si trasferisce a Bologna. Quarto di sette tra fratelli e sorelle, Severo studia scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove il fratello maggiore Mario frequentava già il corso di pittura. Qui stringe amicizia con Osvaldo Licini, Giacomo Vespignani e Giorgio Morandi. Si diploma nel 1913 e vince il “Premio di Scultura del Ministero della Pubblica Istruzione” che gli permette di visitare varie città d’arte italiane. In questi viaggi rimane impressionato dall’opera di Giotto, Paolo Uccello, Piero della Francesca e Masaccio.

Nel 1914 espone un paio di sculture all’Hotel Baglioni di Bologna insieme a opere di Giorgio Morandi, Osvaldo Licini, Giacomo Vespignani e Riccardo Bacchelli. Presiedono all’inaugurazione Marinetti, Carrà e Boccioni. Per quanto la mostra sia piuttosto effimera (durerà un solo giorno), riesce ad ottenere una certa risonanza sulla stampa locale, soprattutto grazie alla presenza dei futuristi. La critica paragona Pozzati a Medardo Rosso. Egli prosegue quindi con discreto successo l’attività di scultore, realizzando varie opere. Nel 1915 è di ritorno a Comacchio per restaurare una cappella privata.

In questi anni, dedicati primariamente alla scultura, va progressivamente accostando anche la pittura, dove ripropone in linea di massima lo stile delle proprie opere plastiche: volumi fortemente definiti, paesaggi essenziali, pochi colori. Il rimando è alla tradizione pittorica italiana trecentesca e quattrocentesca, in particolare Giotto. Ma sono ravvisabili anche influenze di artisti più moderni quali Cézanne e il Picasso pre-cubista.

Sempre in questi anni inizia a frequentare gli artisti e gli intellettuali della Bologna d’inizio secolo che si ritrovano nei caffè del centro. Stringe amicizia con Giuseppe Raimondi, Filippo De Pisis, Mario Tozzi, Dino Campana, Bino Binazzi e Corrado Govoni. Fa inoltre la conoscenza di Giovanni Papini, Alfredo Oriani, Mario Missiroli, Ardengo Soffici, Vincenzo Cardarelli e molti altri.

Allo scoppio della prima guerra mondiale viene riformato dal servizio militare per via di un incidente accadutogli mentre trasportava una scultura. Può proseguire quindi col proprio lavoro. Le condizioni economiche dovute al conflitto, però, lo costringono di lì a poco a cercare un mestiere più redditizio che non quello dello scultore o del pittore. Nel 1917 decide di iniziare l’attività di grafico a fianco del fratello Mario che lavorava per l’agenzia pubblicitaria Maga, una delle più importanti dell’epoca. Al contempo diventa anche insegnante di “comportamento espressivo” presso la scuola per attori cinematografici di Sebastiano Sani, critico d’arte de L’Avvenire d’Italia e “mecenate” di Pozzati fin dai tempi dell’esordio all’albergo Baglioni. Nel 1919 è regista e scenografo del film d’avanguardia Fantasia bianca, con musiche composte da Vittorio Gui.

Nel gennaio 1920 decide di trasferirsi a Parigi, nella primavera dello stesso anno lo raggiunge l’amico e pittore Alessandro Cervellati e insieme si arrangiano con piccoli lavoretti di artigianato che gli permettono a stento di affittare uno studio a Montmartre. Pozzati si rende conto ben presto di non riuscire a vivere della propria arte, e già nell’estate del 1920 si vede costretto a ritornare nel mondo della pubblicità. Riprende quindi la collaborazione con l’agenzia Maga, che proprio quell’anno aveva aperto anche a Parigi. L’attività di pubblicitario diventa così progressivamente più rilevante rispetto a quella di scultore e pittore.

Pur essendo nel campo della grafica pubblicitaria dal 1917, e sempre con la stessa agenzia, è solo nel 1923 che riesce a firmare il suo primo manifesto. Per il suo Le clos de postillon, affiche per una ditta di vini, Severo Pozzati adotta lo pseudonimo di Sepo che egli conserverà per il resto della propria carriera. Carriera che a partire da questo momento si evolverà brillantemente e lo porterà a divenire nel ventennio successivo uno dei più quotati cartellonisti pubblicitari di Francia e Italia.

Alla fine del 1924, inizia a lavorare per alcune importanti agenzie parigine, come ad esempio Star, ma anche per la Publivox di Ginevra, per la Ricordi di Milano, per la Chappuis di Bologna e per altre ancora. Nel 1925 riceve la “Medaglia d’oro per la grafica pubblicitaria” alla “Mostra Universale delle Arti Decorative” di Parigi. Nel 1926 viene assunto in qualità di direttore artistico dalla Dorland. Tra i manifesti più celebri di questo periodo c’è quello per il colletto inamidato Noveltex (1928) che viene premiato all'”Esposizione Internazionale” di New York e selezionato tra quelli che dovranno rappresentare l’arte pubblicitaria francese all'”Esposizione Universale” di Monaco, oppure quello per le sardine Ameieux (1929).

Dopo neanche un decennio dal suo arrivo nella capitale francese in cerca di fortuna nel campo della pittura o della scultura, Pozzati si ritrova una celebrità nel campo della réclame. Frequenta i più importanti artisti e intellettuali che all’epoca risiedevano a Parigi: Pablo Picasso, Georges Braque, Suzanne Valadon, Jean Cocteau, e altri esponenti dell’avanguardia internazionale. Ma soprattutto mantiene stretti legami con Filippo de Pisis e il gruppo de Les Italiens de Paris.

Nel 1932, allo scadere del suo contratto con la Dorland, Pozzati decide di aprire un’agenzia pubblicitaria per conto proprio. Nasce così l’Idea che avrà sia committenti francesi sia italiani.

A partire dal 1933 è attivo presso il Sindacato Italiano degli Artisti residenti all’estero – sezione di Parigi – fondato lo stesso anno da Antonio Maraini, segretario generale dei Sindacati Fascisti di Belle Arti e segretario della Biennale di Venezia. Grazie a tale sindacato avrà poi la possibilità di partecipare a varie mostre in qualità di pittore, in particolare è da menzionare la “Prima esposizione degli Artisti Italiani di Parigi” che si tiene nell’autunno del 1933, con la presidenza onoraria di Luigi Pirandello.

Nella primavera del 1936 partecipa alla “Prima Mostra del Cartellone e della Grafica pubblicitaria” al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la prima manifestazione di questo tipo mai tenutasi in Italia. Nel 1937 riceve il “Gran Premio d’Onore” all'”Esposizione Universale delle Arti e delle Tecniche” di Parigi. Nell’autunno del 1938 gli viene commissionato l’allestimento del padiglione della moda alla mostra “Torino e l’Autarchia” che si tiene nel capoluogo piemontese.

Nel 1941 sposa la francese Alphonsine Debruil, che diverrà sua collaboratrice.
Gli anni della guerra sono molto difficili, soprattutto perché sotto l’occupazione nazista Pozzati decide di non lavorare per committenze tedesche, nonostante le pressioni. Cerca quindi di trovare lavoro, di nascosto, presso i vecchi clienti e stampare clandestinamente i propri manifesti. Gli anni dell’immediato dopoguerra contraddistinguono la vita di Pozzati con eventi in forte contrasto: in particolare il 1948 che, se da un lato vede la Biennale di Venezia dedicargli uno spazio, dall’altro è anche l’anno della prematura morte della moglie.

Nel 1957 Pozzati decide di fare ritorno in Italia, a Bologna, dopo 38 anni passati in Francia. Nel 1959 viene incaricato di istituire una Scuola d’Arte Pubblicitaria, tuttavia, Pozzati preferisce lasciare definitivamente il mondo della pubblicità, a tutti i livelli.

Nell’ultima fase della propria vita, a partire dal 1960, si dedica quindi alla pittura.
Nel 1980, ormai ottantatreenne, si riavvicina anche alla scultura, realizzando lavori sia a partire da bozzetti disegnati in età giovanile, sia a partire da bozzetti nuovi.Severo Pozzati muore a Bologna il 30 settembre del 1983, all’età di 86 anni.

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