Sironi Mario

Mario Sironi

Mario Sironi nasce a Sassari il 12 maggio 1885, secondo di sei figli: Cristina, Edoardo, Marta, Guido ed Enrico Ettore. I Sironi si trovano in Sardegna perchè il padre Enrico, lombardo, ingegnere del Genio Civile, è impegnato nella realizzazione del Palazzo della Prefettura e della Provincia di Sassari. La madre Giulia, di origine toscana, era figlia di Ignazio Villa, poliedrica figura di architetto, astronomo, scultore e inventore, la cui personalità avrà una forte influenza sull’artista. Nel 1886 la famiglia Sironi lascia la Sardegna e si trasferisce a Roma, dove Mario compie gli studi. Nel 1898, mentre la madre è in attesa del sesto figlio, Ettore Enrico, il padre muore di polmonite. A quest’anno risalgono i primi disegni di Mario; uno dei suoi primi olii, datato 1899, è un Paesaggio. Si interessa agli scritti di Nietzsche e Schopenhauer, Heine e Leopardi, mentre in campo musicale nutre una particolare passione per Wagner, la cui “opera d’arte totale” influenzerà l’idea di sintesi delle arti concepita da Sironi negli anni trenta.

Nel 1902, dopo il diploma all’Istituto Tecnico di via San Pietro in Vincoli, decide di iscriversi alla facoltà di Ingegneria che abbandonerà nel 1903, sofferente di disturbi nervosi, per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Incoraggiato dallo scultore Ettore Ximenes e dal pittore Antonio Discovolo, amici di famiglia, dipinge quadri di impostazione divisionista. Frequenta la Scuola Libera del Nudo di via di Ripetta, dove conosce Umberto Boccioni, Gino Severini e Giacomo Balla. Nel 1905 partecipa all’Esposizione della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti a Roma con le opere Paesaggio e Senza luce. Nello stesso anno inizia la sua feconda attività di illustratore, eseguendo alcune tavole per la rivista “La Lettura” e tre copertine per il periodico “L’Avanti della Domenica”. In questi anni casa Sironi è frequentata da artisti e letterati, tra cui Cipriano Efisio Oppo, Vincenzo Costantini (che sposerà la sorella Marta), Filippo Tommaso Marinetti, Anton Giulio Bragaglia oltre a Boccioni, Balla e Severini. Grazie all’ospitalità e al sostegno del cugino medico Torquato Sironi, nel 1906 soggiorna a Milano. Frequenta Boccioni e si reca con lui a Parigi, dove approfondisce la conoscenza della pittura francese.

L’esempio di Cézanne e del postimpressionismo, in particolare di Pisarro, influenza il modo di dipingere di Sironi tra il 1908 e il 1911; si tratta di una pittura divisionista simile a quella di Balla, ma più larga e densa, il cui esempio più emblematico può essere identificato nell’Autoritratto con paglietta. In questi anni si reca tre volte in Germania, a Erfurt; la seconda volta, nel 1910, fa visita allo scultore tedesco Tannenbaum, che aveva frequentato a Roma. Illustra la novella di Alfredo Panzini Il mantello di Socrate, pubblicata nel 1912 su “Noi e il Mondo”, rivista con cui collaborerà fino al 1914. Le opere di Sironi, tra il 1913 e il 1914, denunciano l’influsso di Boccioni e delle suggestioni cubiste, ma anche della grafica degli espressionisti tedeschi, conosciuti nei suoi soggiorni in Germania. Aderisce al movimento futurista e prende parte con sedici opere all’“Esposizione libera futurista” presso la Galleria Sprovieri di Roma. Nel 1914 conosce Matilde Fabbrini, insegnante di francese e sua futura moglie. Tramite Marinetti, tornato da un viaggio in Russia, conosce il cubofuturismo russo. La pittura di Sironi pian piano comincia a discostarsi dal futurismo di Boccioni e dal cromatismo di Balla; predilige colori dai toni scuri, foschi, tutta la gamma delle terre e mantiene, nonostante la frammentazione dell’immagine, una grande solidità costruttiva. Opere fortemente scomposte plasticamente come Autoritratto (1913), Plastica di una testa (1913) e Camion (1914), ben rappresentano questo momento del percorso dell’artista. Sironi in questo stesso periodo esegue anche opere di matrice realistica, come il Ritratto del chimico inglese R. Klein, marito della sorella Cristina. In una lettera del 26 marzo 1915 Marinetti comunica a Severini che insieme a Carrà, Balla e Boccioni, ha deciso che Sironi entrerà a far parte del gruppo dirigente futurista. Sironi si trasferisce a Milano e inizia a collaborare come disegnatore alla rivista “Gli Avvenimenti”. Il 24 maggio l’Italia entra in guerra e l’artista si arruola volontario nel Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti e Automobilisti; l’anno successivo viene destinato a Torino, alla Scuola Allievi Ufficiali del Genio. Il 26 ottobre 1915 firma con Marinetti, Boccioni, Luigi Russolo e Antonio Sant’Elia il Manifesto interventista L’Orgoglio Italiano. Nel 1916 sulla rivista “Gli Avvenimenti” Boccioni loda l’opera di Sironi illustratore, di cui elogia la potenza plastica e lo spirito ironico, citando anche la sua opera pittorica. Durante una licenza, nel 1917, trascorre una vacanza a Villa Sarfatti al Soldo, vicino al Lago di Como, punto di ritrovo di artisti e intellettuali; in questa occasione incide diverse puntasecche che ritraggono Margherita Sarfatti e suo marito Cesare, oltre ad altri frequentatori della villa, come la poetessa Ada Negri, con cui manterrà un’affettuosa amicizia, e lo scrittore e commediografo Massimo Bontempelli. Nel 1918-1919 è mandato come ufficiale sul fronte orientale del Montello. Pur non avendo ancora concluso l’esperienza futurista, la sua pittura di questo periodo rivela una riflessione sulla Metafisica, spogliata dei suoi elementi onirici e letterari. Il 1919 è un anno denso di importanti avvenimenti per Sironi. A luglio sposa a Roma Matilde Fabbrini, dalla quale avrà due figlie, Aglae e Rossana. Ha la sua prima personale alla Casa d’Arte Bragaglia in via Condotti; sulla rivista “Valori Plastici” la mostra è aspramente criticata da Mario Broglio. Si trasferisce a Milano e partecipa alla “Grande Mostra Futurista” di Palazzo Cova con quattordici opere, molte delle quali ispirate alla recente esperienza bellica. La sua attività di illustratore diviene intensa: inizia a collaborare con la rivista “Ardita” e con il periodico “La Fiamma Verde”.

L’11 gennaio 1920 firma, insieme a Leonardo Dudreville, Achille Funi e Russolo, il Manifesto Contro tutti i ritorni in pittura, in polemica con la rivista “Valori Plastici”, che può essere considerato il primo passo verso la genesi del Novecento Italiano; frequenta il “salotto” milanese della Sarfatti, futura animatrice del movimento. Nel marzo dello stesso anno insieme a Bucci, Carrà, Carpi, Dudreville, Funi, Gigiotti Zanini, Leto, Livi, Martini e Russolo (tra gli altri) espone a Milano alla Galleria Gli Ipogei; la prefazione al catalogo è della Sarfatti. Nelle opere esposte da Sironi in questa occasione (tra cui Camion, Il tram, Il cavaliere, Paesaggio urbano con vigile, Paesaggio urbano con donna) la figura umana viene costruita dall’artista architettonicamente e la luce è utilizzata per conferire drammaticità al contrasto tra spazio e figure. In questi anni Sironi inaugura nei suoi dipinti un nuovo tema, quello delle periferie e dei paesaggi urbani, immagini deserte e inquietanti della città moderna, dove raramente è presente, isolata, la figura umana. Nelle sue opere si avverte l’influenza degli espressionisti nordici, in particolare di Erich Heckel e di Constant Permeke ma anche di Derain, Matisse, Vlaminck. Tra il dicembre 1920 e il gennaio 1921 partecipa insieme ai futuristi alla “Exposition Internationale d’Art Moderne” di Ginevra con due composizioni plastiche, che saranno esposte anche alla Mostra dei Futuristi italiani a Parigi presso la Galerie Reinhardt. Prende parte insieme a Giorgio de Chirico, Ardengo Soffici e Boccioni, alla “Rassegna d’Arte Italiana” a Praga. Dal 1921 collabora come illustratore con il periodico “Domando la Parola!” poi diventato “I Lunedì del Popolo d’Italia”. Nel 1922 diviene disegnatore e grafico del quotidiano “Il Popolo d’Italia” e comincia la collaborazione con il periodico “Gerarchia”, che durerà fino al 1937. Nello stesso anno, sostenuto da Margherita Sarfatti e promosso dal gallerista milanese Lino Pesaro, nasce il gruppo de “I Sette Pittori del Novecento”, di cui Sironi fa parte con Bucci, Dudreville, Funi, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig, Ubaldo Oppi. Il gruppo propone un “ritorno all’ordine” e una ripresa della tradizione primitivista (Giotto, Masaccio) e rinascimentale in funzione della forma-volume, senza per questo rifiutare le esperienze delle avanguardie storiche. Il risultato di questa poetica è un realismo privo di fini sociali, una sorta di sublimazione del quotidiano. Il gruppo esordisce nel 1923 alla Galleria Pesaro, con una mostra organizzata dalla Sarfatti alla cui inaugurazione è presente Benito Mussolini. Nello stesso anno la “Rivista Illustrata del Popolo d’Italia” chiama Sironi tra i suoi illustratori; anche questa collaborazione avrà lunga durata, terminerà infatti con la chiusura del periodico nel 1943. Nel 1924, alla XIV Biennale di Venezia, “I Sette Pittori del Novecento” ottengono un proprio spazio espositivo ma Oppi lascia il gruppo ed espone in una sala personale. In questa occasione Sironi presenta quattro opere fondamentali per comprendere la poetica del movimento, L’Architetto, L’Allieva, Figura e Venere, in cui protagonista è la figura nella sua ascendenza classicista. Nello stesso anno esordisce come scenografo per Marionette che passione! di Rosso di San Secondo al Teatro del Convegno di Milano e progetta scene e costumi per l’opera, che però non andrà in scena, I Cavalieri di Aristofane per il Teatro della Piccola Canobbiana. Inizia ad illustrare anche libri, La casa della nonna per le edizioni Vallecchi e Storia di un micio bigio per la Bemporad, attività che proseguirà nel corso degli anni (La rivoluzione che vince e Risorgimento dell’Italia nel 1934, Le piccole corna nel 1948, Crisaline nel 1949, Issione nel 1956.). Nel 1925 la Sarfatti identifica nel gruppo dei Pittori del Novecento un vero e proprio movimento artistico che battezza Novecento Italiano; il suo libro Segni, colori e luci tratta ampiamente dell’opera di Sironi. L’artista partecipa alla III Biennale romana con Il povero pescatore, un soggetto ricorrente nei suoi dipinti. Nel 1926 Sironi è presente con tre opere (Esopo, Il silenzioso e Solitudine che viene acquistata dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma) alla “Prima Mostra d’Arte del Novecento Italiano” al Palazzo della Permanente a Milano, di cui realizza il manifesto; partecipano centodieci artisti su centoquaranta invitati. Da questo momento parteciperà a tutte le mostre di Novecento all’estero: Parigi, Nizza, Ginevra, Budapest, Berlino, Zurigo, Berna, Basilea, Parigi, Helsinki, Stoccolma, Oslo, Amsterdam, Buenos Aires. Nel 1927 prende parte alla formazione del Sindacato Lombardo Fascista per le Belle Arti. Nello stesso anno espone alla mostra “Italienische Maler” al Kunsthaus di Zurigo (per cui realizza anche il manifesto) e all’“Exposition d’artistes italiens contemporains” che si tiene al Musée Rath di Ginevra; con caricature e illustrazioni create per “Il Popolo d’Italia” partecipa alla “III Mostra Internazionale di Arti Decorative” di Monza. Su “Il Popolo d’Italia” pubblica, alla fine dell’anno, il suo primo articolo di critica. Nel 1928 insieme a Bernasconi, Carrà, Funi, Marussig, Salietti e Tosi è presente alla mostra “Sette Pittori Moderni” presso la Galleria Milano. Partecipa alla XIV Biennale di Venezia con nove opere, due delle quali sono acquistate dalla Civica Galleria d’Arte Moderna di Venezia e dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Ancora nel 1928, in collaborazione con l’architetto Giovanni Muzio, cura l’allestimento del padiglione italiano in occasione della mostra “Pressa” a Colonia e, sempre con Muzio, il padiglione de “Il Popolo d’Italia” alla Fiera Campionaria di Milano. Nel 1929, con la partecipazione di centosedici artisti, si svolge la “Seconda Mostra del Novecento Italiano” al Palazzo della Permanente a Milano; Sironi vi espone due figure e una composizione. Nel maggio dello stesso anno inaugura l’Esposizione Internazionale di Barcellona, di cui Sironi cura l’allestimento per la Stampa italiana con Muzio, riprendendolo da quello di Colonia. Si lega sentimentalmente a Mimì (Maria Alessandra) Costa, conosciuta a Milano.

Nel 1930 Sironi fa parte del direttorio della IV Triennale di Monza, per cui realizza l’allestimento della “Mostra delle Arti Grafiche”. Prende parte alla XVII Biennale veneziana con cinque opere (La pesca, L’uomo, Il pescatore, Paese e Pascolo). La casa editrice Hoepli pubblica la prima monografia dedicata a Sironi, scritta da Giovanni Scheiwiller. Ancora nel 1930 progetta le scene per il dramma-balletto L’Isola meravigliosa di Ugo Betti, rappresentato a Milano al Teatro Manzoni; da questo momento inizia una intensa attività di progettazione di scenografie, e in alcuni casi anche di costumi, per il teatro: Lucrezia Borgia di Donizetti (1933), Tosca di Puccini (1935), Madonna Imperia di Arturo Rossato e Franco Alfano (1936), Luisa Miller di Verdi (1937), Dottor Faust di Ferruccio Busoni (1941), Tristano e Isotta di Wagner (1946), I Lombardi alla Prima Crociata di Verdi (1948), Medea e Il ciclope di Euripide (1949); nel 1950 il 13° Maggio Fiorentino mette in scena il Don Carlos di Verdi riproponendo in toto le scenografie sironiane dell’edizione del 1942. Nel 1931 ha una sala personale alla I Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma con ben ventinove opere, alcune delle quali vengono acquistate da musei pubblici, ma non riceve alcun riconoscimento da parte della giuria. Vince il secondo premio alla “XXX Internazionale di Pittura” promossa dal Carnegie Institute di Pittsburgh, dove espone I pescatori e La bagnante. Il 1931 è un anno importante anche per quel che riguarda l’arte monumentale: realizza i cartoni per la sua prima commissione pubblica, la vetrata del Ministero delle Corporazioni a Roma, che ha per tema La Carta del Lavoro; viene incaricato di dipingere due teleri, L’Agricoltura e L’Architettura, terminati nel 1934, per il Palazzo delle Poste a Bergamo costruito da Angiolo Mazzoni, dove si trovano attualmente; si inaugura il Palazzo dei Sindacati Corporativi di Milano, per la cui facciata aveva progettato due grandi altorilievi. Nel 1932 “Il Popolo d’Italia” pubblica il celebre articolo Pittura murale, nel quale Sironi affronta la questione della necessità storica e sociale della pittura murale. A Roma nel Palazzo delle Esposizioni ha luogo la “Mostra della Rivoluzione Fascista”, di cui Sironi cura l’allestimento e disegna il manifesto, riscuotendo grandi consensi di critica. In questo anno è presente alla Biennale di Venezia con sette opere, tra cui Il pastore, La pesca, Eremo e Cupola e partecipa alla mostra “22 artistes italiens modernes” alla Galleria Bernheim di Parigi; da questo momento è presente in numerose rassegne all’estero e sue opere vengono acquistate da importanti musei italiani e stranieri. Nel 1933 fa parte del direttorio della V Triennale Internazionale dell’Architettura e delle Arti Decorative di Milano, insieme a Carlo Alberto Felice, Muzio e Gio Ponti; sede della manifestazione è il Palazzo dell’Arte, progettato dallo stesso Muzio. Sironi, oltre alcuni elementi esterni, cura l’allestimento di diverse sale e degli spazi dedicati alla pittura murale e alla scultura decorativa, nei quali chiama ad operare, tra gli altri, Carrà, Massimo Campigli, de Chirico, Depero, Funi, Severini, Libero Andreotti, Marino Marini, Arturo Martini, Romano Romanelli. Esegue in questa circostanza nella Sala delle Cerimonie il suo primo affresco monumentale Il lavoro o Le opere e i giorni (distrutto subito dopo per far spazio a un nuovo allestimento) e realizza dodici bassorilievi in cemento colorato e sei in gesso per il Padiglione della Stampa, realizzato da Luciano Baldessari. In questa occasione sulle pagine de “Il Popolo d’Italia” e di “Regime fascista” scoppia una violenta polemica con il gerarca Roberto Farinacci sul movimento di Novecento, il cui stile è ritenuto dall’ex segretario del partito fascista “anti-italiano” e “giudaico”; Sironi ne pagherà le conseguenze con la perdita della rubrica di critica d’arte su “Il Popolo d’Italia” e l’esclusione dalle successive edizioni della Biennale di Venezia. Nello stesso anno firma con Funi, Carrà e Campigli il Manifesto della pittura murale, pubblicato su “La Colonna”, nel quale gli artisti affermano la funzione educativa della grande pittura murale. Nel 1934, insieme a Muzio e a Pagano, allestisce la Sala dell’Aviazione all’“Esposizione dell’Aeronautica Italiana” al Palazzo dell’Arte di Milano; entra a far parte del gruppo di lavoro dell’architetto Carminati per la progettazione, mai realizzata, del Palazzo Littorio. Nello stesso anno pubblica un articolo in difesa della pittura murale, Arte ignota, sulla “Rivista Illustrata del Popolo d’Italia”. Dopo una elaborata fase progettuale, nel 1935 Sironi dipinge ad affresco L’Italia fra le Arti e le Scienze nell’abside dell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma, di Marcello Piacentini; sulla “Rivista Illustrata del Popolo d’Italia” pubblica Racemi d’oro, uno scritto sui mosaici di Ravenna, riferimento importante per le opere che sta realizzando. Allestisce insieme a Muzio il Salone d’Onore alla “Mostra Nazionale dello Sport” a Milano. Ancora nel 1935 è presente con venti disegni alla II Quadriennale romana. Nel 1936 cura l’allestimento del Padiglione della FIAT alla XVII Fiera Campionaria di Milano e partecipa alla rassegna “Pittura Moderna Italiana” a Villa Olmo di Como. Pubblica Secolo Undecimo, un saggio dedicato all’unità delle arti, sulla “Rivista Illustrata del Popolo d’Italia”. Nello stesso anno si dedica alla realizzazione di grandi mosaici: La Giustizia tra la Legge, La Verità, L’Impero e il Fascismo per il Palazzo di Giustizia di Milano e, per la VI Triennale milanese, la parte centrale del mosaico L’Italia Corporativa, che terminato (otto metri per dodici) sarà presentato all’“Esposizione Universale di Parigi” nel 1937 e poi collocato nella sede milanese del “Popolo d’Italia”, dove ancora si trova; nella stessa occasione espone anche un bassorilievo in gesso, L’Italia Colonizzatrice, nella sezione Italia d’Oltremare. Prosegue la sua attività di muralista realizzando l’affresco L’Italia, Venezia e gli Studi nell’Aula Magna dell’Università di Ca’ Foscari a Venezia, progettata da Carlo Scarpa. Cura l’allestimento del Padiglione Italiano alla Mostra “Schaffen des Volk” a Düsseldorf. Si consolida in quest’anno la collaborazione di Sironi con la FIAT, che proseguirà fino al 1950, con l’incarico di progettare il manifesto per la “1100”. Il 1938 è un anno dedicato all’arte monumentale: realizza i cartoni per la vetrata dell’Annunciazione per la cappella dell’Ospedale Maggiore di Niguarda a Milano; esegue, in collaborazione con Arnaldo Carpanetti, una serie di pitture murali sul tema del lavoro per la “Mostra del Dopolavoro” al Circo Massimo a Roma; dopo termina gli affreschi Rex Imperator e Dux nella Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di guerra a Roma, costruita da Marcello Piacentini. Inizia a progettare nel 1939 i rilievi marmorei per la facciata e le decorazioni per l’interno del palazzo milanese sede de “Il Popolo d’Italia” (oggi Palazzo dei Giornali), costruito dall’architetto Giovanni Muzio, che saranno conclusi nel 1942.

Tra il 1941 e il 1942 esegue dei bozzetti per il manifesto dell’Esposizione Universale di Roma (EUR) che si sarebbe dovuta tenere nel 1942, ma che non ebbe luogo per via della guerra; per l’occasione Sironi era stato incaricato di progettare un’opera monumentale per il Palazzo delle Forze Armate. In questo periodo partecipa a diverse mostre collettive a Cortina, Genova, Firenze, Venezia e Milano. Nel 1943 alla Galleria del Milione a Milano, presentato in catalogo da Massimo Bontempelli, espone dodici tempere da lui stesso definite “frammenti di opere murali”. Durante il conflitto mondiale Sironi riprende la pittura da cavalletto, dove tornano temi già affrontati dall’artista, i paesaggi urbani, i gasometri, i nudi, le montagne, filtrati attraverso l’influsso della Metafisica e resi con una pittura materica e pastosa. Nel 1944, nella serie “Pittori e scultori italiani contemporanei” per le edizioni della Conchiglia, esce la monografia di Sironi scritta da Luciano Anceschi. Nel 1945, dopo l’insurrezione di Milano, sfolla a Dongo. Nonostante la profonda amarezza per il crollo dei suoi ideali civili e politici, nel 1946 riprende la sua attività: ha una personale alla Galleria L’Annunciata di Milano, espone alla Galleria del Cavallino di Venezia, partecipa alla I Biennale mediterranea di Palermo e a una collettiva alla Galleria Borromini di Como; fonda, insieme a Carrà, Casorati, De Grada e Margotti, la Biennale Nazionale d’Arte di Imola. In questo periodo Sironi dipinge soprattutto a tempera, tecnica che trova più congeniale in quanto più simile, come effetto, all’affresco. I dipinti di questi anni riflettono una nuova concezione dello spazio, maturata attraverso le esperienze di muralista e scenografo; nascono le composizioni divise in più scomparti e linee narrative, dall’impianto monumentale. Nel 1947 oltre a partecipare a diverse mostre all’estero, illustra con oltre trenta tavole Le laude di Jacopone da Todi per le Edizioni della Conchiglia di Milano. Il 5 luglio del 1948 muore suicida la figlia diciottenne Rossana; questo tragico avvenimento segnerà in modo irreversibile la vita di Sironi. Partecipa alla Rassegna Nazionale di Arti Figurative promossa dalla Quadriennale di Roma, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, in cui espone in due sale: in una insieme ai futuristi, nell’altra presenta tre opere intitolate Pittura. Dipinge un grande olio, La vita in mare, per la sala da pranzo della prima classe della motonave Esperia e l’anno successivo esegue il cartone per un arazzo da collocarsi nella sala di soggiorno della turbonave Conte Biancamano. Nel febbraio del 1949 ha una personale a Genova, nell’omonima galleria, e nel corso dell’anno partecipa a varie collettive in Italia e all’estero, tra cui la “I Mostra Internazionale dell’Art Club di Torino” e il ”Premio Saint Vincent”.

Nel 1950 ha una intensa stagione espositiva: la Galleria L’Annunciata di Milano gli dedica una personale, espone insieme a Ottone Rosai alla Galleria Il Naviglio di Milano e sue opere sono presenti in diverse collettive (“Art Moderne Italien” a Parigi, “Futurismo e Pittura Metafisica” a Zurigo, “Mostra Antologica di Disegni Italiani dal 1900 al 1950” ad Asti, “Art Italien Contemporain” a Bruxelles). Nel 1951 si tiene a Cortina d’Ampezzo la prima edizione del Premio Parigi, di cui è promotore insieme a Campigli e membro della giuria. Nello stesso anno partecipa alla IX Triennale di Milano con opere grafiche e bozzetti pubblicitari esposti nel Salone Arti Grafiche e Pubblicità; è presente alla “Mostra Nazionale di Scenografie Verdiane” a Parma e alla “II Biennale d’Arte Sacra” di Novara. Nel 1952 Marco Valsecchi invita Sironi a tenere una mostra personale alla Biennale di Venezia; l’artista inizialmente accetta ma poi decide di declinare l’invito. In corrispondenza della grande rassegna veneziana La Galleria del Cavallino di Venezia gli dedica una mostra con opere dal 1922 al 1935. Sironi non aveva autorizzato l’esposizione, e per questo sporgerà denuncia contro la Galleria, ma la mostra verrà interpretata come un atto di sfida alla Biennale. E’ presente in mostre, personali e collettive, in Italia e all’estero e diverse sue opere vengono acquistate da gallerie e musei italiani e stranieri: Autoritratto del 1913 e Composizione del 1951 dalla Civica Galleria d’Arte Moderna di Milano, Nudi femminili del 1950-1952 dalla Galleria d’Arte Moderna di Firenze, Il sifone del 1915 e Cinque figure del 1937-1938 dalla Tate Gallery di Londra, una Composizione del 1951 dal Museum Art di Toledo (Ohio) e un dipinto analogo dall’Albright Art Gallery di Buffalo. I dipinti di Sironi di questo periodo mostrano una minore attenzione alla figuratività e un interesse sempre maggiore per la materia, tanto che Michel Tapié lo inserisce nel suo testo Un art autre, prima ricognizione della pittura informale del dopoguerra. Alla II Biennale di San Paolo in Brasile del 1953 è presente con un gruppo di sette dipinti eseguiti tra il 1951 e il 1953; la presentazione in catalogo alla Sala italiana è di Giovanni Ponti, presidente della Biennale di Venezia. Espone anche a Oslo, Gallarate, Stoccolma, Roma, Genova, Firenze, Ostenda. Ancora nel 1953 la Galleria del Milione a Milano organizza una personale di Sironi itinerante nel nord America che tocca Boston, San Francisco, Colorado Springs, Wilmington, Manchester, Baltimora, Akron. Nel 1954 riceve dall’Accademia di San Luca il Premio Luigi Einaudi e la Medaglia d’Oro come “benemerito dell’istruzione, della cultura e delle arti” dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nello stesso anno ha una personale alla Galleria del Milione a Milano con tempere dal 1952 al 1954; alla X Triennale di Milano espone i bozzetti per i manifesti della V e della VI Triennale, quello per il Diploma della VI Triennale, oltre a due dipinti degli anni quaranta, nel Salone d’Onore che celebra “I Trent’anni della Triennale 1923-1954”, ordinato da Agnoldomenico Pica. Ancora nel 1954 partecipa al 6° Premio Nazionale di Pittura Golfo di La Spezia; con Carrà, Rosai, Fazzini e Guttuso, Sironi è uno dei componenti della giuria del II Premio Marzotto. Nel 1955 partecipa a diverse mostre all’estero: con opere recenti alla Mostra d’Arte Italiana di Tokyo, con tre opere degli anni venti a “Documenta”, alla “Pittsburgh International Exhibition of Contemporary Art” organizzata dal Carnegie Institute, alla Kunsthalle di Berna insieme a opere di Campigli e di Modigliani. In Italia è presente con otto dipinti degli anni venti nella mostra “Pittura e scultura italiane dal 1910 al 1930”, curata da Giorgio Castelfranco e da Valsecchi in occasione della VII Quadriennale di Roma, ed espone alla “III Mostra Nazionale dell’Associazione Artisti d’Italia”, al Palazzo Reale di Milano. Nello stesso anno viene pubblicata la monografia Mario Sironi pittore di Pica, per la quale l’artista esegue la copertina. Nel 1956, in occasione della VII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, viene insignito della medaglia d’oro; viene eletto membro dell’Accademia di San Luca. Nel 1957 ha una personale alla Galleria Blu di Milano e alla Galleria dello Scudo di Verona; la Marlborough Fine Art Ltd di Londra ospita la mostra “Sironi and Campigli”, con quarantanove opere dell’ultima produzione dell’artista, tra cui diverse moltiplicazioni, composizioni ed evocazioni ritmiche. Nel corso del 1958 espone alla Galleria torinese La Bussola e all’esposizione di pittura contemporanea italiana “Opere scelte di recente e vecchia data” presso la Galleria Bergamini di Milano. Il Comune di Livorno nel 1959 organizza la mostra “Disegni di Mario Sironi” e sue opere figurano nelle rassegne “La Collezione minima di Zavattini” presso La Strozzina a Firenze e “Capolavori d’Arte Moderna nelle raccolte private”, a cura di Valsecchi, presso la Civica Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Nel 1960 in occasione della “Mostra Storica del Futurismo” vengono esposte otto opere di Sironi (Autoritratto, Cavaliere, Camion, Composizione con elica, La guerra, L’aeroplano, Atelier delle meraviglie) alla XXX Biennale di Venezia, dove l’artista mancava da ventotto anni. Nello stesso anno partecipa alla mostra sulla pittura italiana del Novecento presso la Galleria Edmondo Sacerdoti di Milano e alla mostra “Arte Italiana del XX secolo da Collezioni Americane” presso il Palazzo Reale di Milano; la Galleria Schwarz di Milano dedica una mostra a Sironi e Picasso. Inizia a dipingere la serie delle apocalissi. Esegue il cartone per un arazzo destinato al salone delle feste della turbonave Leonardo da Vinci. Nel maggio 1961 riceve dal Comune di Milano il Premio Città di Milano; il 6 agosto il Circolo artistico di Cortina d’Ampezzo lo omaggia in una mostra con più di cinquanta opere messe a disposizione da collezionisti di Cortina e Venezia. Il 13 agosto Sironi muore e, secondo la sua volontà, viene sepolto nel cimitero monumentale di Bergamo, accanto alla madre e alla figlia Rossana.

a cura di Arianna Marullo

ARCHIVIO MARIO SIRONI



(English)
Mario Sironi (May 12, 1885 – August 13, 1961) was an Italian modernist artist who was active as a painter, sculptor, illustrator, and designer. His typically somber paintings are characterized by massive, immobile forms.

He was born in Sassari on the island of Sardinia. His father was an engineer; his maternal grandfather was the architect and sculptor Ignazio Villa. Sironi spent his childhood in Rome. He embarked on the study of engineering at the University of Rome but quit after a nervous breakdown in 1903, one of many severe depressions that would recur throughout his life. Thereafter he decided to study painting, and began attending the Scuola Libera del Nudo of the Accademia di Belle Arti di Roma. There he met Giacomo Balla, who became “his first real teacher”. Sironi also met Gino Severini and Umberto Boccioni, and like them he began painting in a Divisionist style under the guidance of Balla. By 1913, Balla, Boccioni and Severini had developed a new style—Futurism—which Sironi also adopted for a brief time.

Sironi served in World War I as a member of the Lombard Volunteer Cyclists and Drivers. After the war, he abandoned Futurism and developed a style that emphasized massive, immobile forms. In paintings such as La Lampada of 1919 (Pinateca di Brera, Milan), mannequins substitute for figures, as in the metaphysical paintings of Giorgio de Chirico and Carlo Carrà. In 1922, Sironi was one of the founders of the Novecento Italiano movement, which was part of the return to order in European art during the post-war period. Paintings such as Venere of 1921–1923 (Galleria Civica d’Arte Moderna, Turin) and Solitudine (“Solitude”, 1925; Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome), with their contained, geometric forms, bear some kinship to the neoclassicism evident in works produced at the same time by Picasso.

In the late 1920s, Sironi painted monumental figures of nudes, peasants, and family groupings in bare, mountainous landscapes. In these works—described by Fabio Benzi as “marked by a sense of humanity burdened with history … and, an almost Romanesque spirit of a solemn expressionism”—the pure forms of Sironi’s earlier work were replaced by a primitivist form of classicism, and his style became more painterly.

A supporter of Mussolini, Sironi contributed a large number of cartoons—over 1700 in all—to Il Popolo d’Italia and La Rivista Illustrata del Popola d’Italia, the Fascist newspapers. Rejecting the art market and the concept of the easel painting, he became committed to the ideal of a fusion of decoration and architecture, as exemplified by Gothic cathedrals. He felt that the mural was the proper basis of a popular national art. The state commissioned from him several large-scale decorative works in the 1930s, such as the mural L’Italia fra le arti e le scienze (Italy Between the Arts and Sciences) of 1935, and he also contributed to the Exhibition of the Fascist Revolution in 1932. Although his esthetic of brutal monumentality represented the dominant style of Italian Fascism, his work was attacked by right-wing critics for its lack of overt ideological content.

As an artist closely identified with Fascism, Sironi’s reputation declined dramatically in the post-World War II period. Embittered by the course of events, he had returned to easel painting in 1943, and worked in relative isolation. His withdrawal from society increased after the death of his daughter Rossana by suicide in 1948. The paintings of his later years sometimes approach abstraction, resembling assemblages of archaeological fragments, or juxtaposed sketches. He continued working until shortly before his death on August 13, 1961, in Milan.

During his lifetime Sironi exhibited internationally. It is possible that the cellular style of his compositions exhibited in the US during the 1930s influenced WPA muralists. In the postwar years, Sironi fell from favor due to his earlier association with Fascism, and was accorded little attention from art historians. A revival of interest in Sironi’s work began in the 1980s, when his work was featured in major exhibitions, notably Les Réalismes at the Centre Georges Pompidou (1981) and Italian Art in the Twentieth Century at the Royal Academy, London (1989).