Cangiullo Francesco

Napoli, 1884 – Livorno, 1977 poeta parolibero, scrittore e pittore italiano.

Nell’ambito dell’esperienza della visualizzazione delle parole in libertà futuriste, quella di Francesco Cangiullo, è una delle più dense d’inventività, nell’indicazione molteplice di soluzioni immaginative di prevalente denominatore grafico, anche ove il composto della scrittura risulti comunque determinante.
E sempre sotto il segno di una sollecitazione ludica che lo imparenta con Balla, con il quale si produce nelle azioni futuriste alla Galleria di Giuseppe Sprovieri, a Roma e a Napoli nel 1914. E del resto, come Balla stesso – con il quale collabora proprio anche sul terreno “paroliberista” nel famoso «Palpavoce» del 1914 – Cangiullo ha realizzato anche vere e proprie «tavole parolibere» pittoriche, sul motivo delle «lettere umanizzate». Altrimenti sulla pagina stampata si muove dalla più ricca reinvenzione, in funzione di pirotecnica narrativa, dell’elemento tipografico, con prelievi anche di mentalità a collage da scritte pubblicitarie (sostanzialmente popolari, in accezione ambientale e antropologica precisa) come in «Piedigrotta» alla deformazione fantastica della scrittura ridotta in immagine al suo inizio alfabetico visualmente teatralizzato, come appunto i nell’«alfabeto a sorpresa» di «Caffè-concerto».
Come pittore e scultore esordisce nel 1914 a Roma nella Esposizione Libera Futurista lnternazionale, sia con dipinti, realizzati assieme a Marinetti, e con questi e con Balla sia con sculture oggettuali. Alla fine degli anni dieci espone tavole d’alfabeto a sorpresa, assieme al fratello minore Pasqualino. Nel 1920 pubblica il manifesto «Il mobilio futurista», «i mobili a sorpresa parlanti e paroliberi». Molto vivo è il suo interesse per il teatro all’inizio degli anni venti. Nel 1921 cura la direzione artistica della Compagnia del Teatro della Sorpresa diretta da Rodolfo De Angelis, e pubblica con Marinetti il manifesto «Il Teatro della Sorpresa». Distaccatosi dal futurismo nel 1924, il suo maggiore contributo è di carattere memorialistico, «Le serate futuriste», pubblicato nel 1930.

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